Quante donne si sono sentite escluse da percorsi di carriera o da ruoli apicali dopo una maternità? Quanto la pandemia ha aumentato gli impegni delle nostre compagne di vita in attività assistenziali o familiari, che non sono state riconosciute né tutelate nell’ambito dell’attività lavorativa?

Spesso “vita lavorativa” e “vita privata” non sono separabili e non hanno, o meglio non dovrebbero avere, genere. Ma non è così!

Se manca l’assistenza di parenti o di vicini di casa, per una donna, la vita lavorativa e quella privata spesso diventano inconciliabili. Infatti su di lei incombono l’onere e la fatica di assistere i familiari in difficoltà, oppure i figli che si ammalano e che non si sa a chi affidare. Se marito e moglie non ricevono aiuto dai rispettivi genitori, oppure se non riescono ad avere un reddito adeguato che consenta di assumere una baby sitter o dei domestici, i problemi sono enormi e quasi sempre è la donna che dovrà, ingiustamente, rinunciare al lavoro o alla carriera.

Una speciale classifica.

Il Forum Mondiale dell’Economia del 2021 ha indicato queste situazioni come le più diffuse di divario di genere, insieme alla disparità salariale. Purtroppo riguardano esperienze vissute, in Italia, da molte donne. Non è un caso che il Global Gender Gap Report 2021 abbia collocato il nostro Paese al 63^ posizione nel mondo per divario fra uomini e donne. Il Global Gender Gap Report, introdotto dal Forum economico mondiale nel 2006, è un indice che serve per stabilire una classifica tra Nazioni e serve a fornire un quadro che mostra l’ampiezza e la portata del “divario di genere” in tutto il mondo. Manco a dirlo, dove le donne hanno raggiunto la totale parità di genere è nei Paesi nordici, in ordine Islanda, Finlandia e Norvegia, dove anche i capi dei governi sono donne!

La questione del “divario di genere” è un tema talmente attuale da essere contemplata perfino in alcune misure previste dal PNRR, approvato nel 2021 dall’Italia e finanziato per una buona parte dalla UE per rilanciare l’economia dopo la pandemia di COVID-19. Il Piano si articola in 6 Missioni, ovvero aree tematiche principali su cui intervenire, individuate in piena coerenza con i 6 pilastri del Next Generation EU. Le Missioni si articolano in Componenti, aree di intervento che affrontano sfide specifiche, composte a loro volta da Investimenti e Riforme.

Le differenze nell’occupazione: dove e come si manifesta il gap.

Il “divario di genere” si manifesta principalmente nel mondo del lavoro, aspetto in stretta connessione con le scelte dei percorsi scolastici. Mancano donne ingegneri e laureate in informatica; sono questi i settori che garantiscono un inserimento celere nel mondo del lavoro.

Sempre in ambito lavorativo si verifica spesso il fenomeno della “differenza della retribuzione” (di media il 15%) a favore dei lavoratori di sesso maschile, anche se la qualifica e la mansione sono le stesse. Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica, diretto dall’economista Carlo Cottarelli, lo scarto nello stipendio netto mensile a cinque anni dal conseguimento della Laurea Magistrale è di oltre 500 euro tra uomini e donne: 1.969 contro 1.403 euro.

C’è poi il discorso del sistema di welfare. Nel 2019, secondo i dati Istat, i posti disponibili negli asili nido coprivano solo il 25,5% del totale dei bambini sotto i tre anni in Italia. Cifre che portano a chiedersi se la più bassa occupazione delle donne non sia ancora dovuta a dover scegliere se lavorare o occuparsi della famiglia.  Una risposta affermativa sembra essere suggerita dal confronto tra la percentuale di uomini e donne che lavorano in part-time: 7,9% contro 31,8%. Così anche i numeri sulle dimissioni volontarie dei genitori di bambini dai 0 ai tre anni fornite dall’Ispettorato nazionale del lavoro. Su oltre 42.000 licenziati, il 77,2% sono donne!

l problema non è nuovo ma, come già detto, è stato addirittura aggravato dalla pandemia, se consideriamo che le donne sono state le prime costrette a rimanere a casa e, purtroppo, in molti casi, non sono tornate al lavoro.

Gli appelli per risolverlo sono ormai all’ordine del giorno. Tuttavia, il Gender Gap Report del World Economic Forum disegna un quadro preoccupante: per colmare il divario a livello globale nella partecipazione economica delle donne ci vorranno ancora 267 anni!

Anche la Tutela Legale può contribuire ad accelerare questo processo, in particolare nel mondo del lavoro: si può tentare di raggiungere la parità di genere anche facendo valere i propri diritti. Leggete le nuovissime Guide Legali per le donne lavoratrici che vi offriamo da oggi e ricordatevi che il prodotto 2290 Famiglia prevede le vertenze da lavoro dipendente. Quindi… adesso sapete cosa fare!

Fonte: UEBA portale WEB Agenti UnipolSai.